Sembra che quando una persona dice “Nintendo”, immediatamente pensa ai giapponesi che giocano al proprio DS, non è vero? Mhhh… in verità per noi occidentali é abbastanza differente. Quando pensiamo alla Nintendo in generale la prima cosa che salta alla mente è il famosissimo e sempre eterno Mario.
Secondo la Nintendo, uno ogni cinque giapponesi possiede il Nintendo DS, per un totale di 26,1 milione di copie vendute dal 2004, data di lanciamento del prodotto. In altre parole, in una popolazione di 127 milioni di persone, il 20,5% della popolazione sta con i pollici posati sulla tastiera del DS giocando a qualche giochino interessante.
Questi dati dimostrano come in Giappone la concorrenza della Sony, che dal lanciamento della PSP ha venduto 12,1 milioni di copie, non ha vita facile.
Il principale fattore di vendita della console, soprattutto tra i teenager, sono state le funzioni complementari disponibili sulla console, come studiare un’altra lingua o la matematica e risolvere problemi logici.
Che i giapponesi amassero i “robottoni” lo si é sempre saputo. Basti pensare alle fantastiche serie animate come Mazinga, Ufo Robot, Jeeg Robot d’acciaio e tantissimi altri ancora.
Questi erano un pó gli idoli di qualche anno fa che i piú vecchiatti come il sottoscritto ricordano. Attualmente l’unico ed impareggiabile anime sui robot che tutti conoscono ed ammirrano é sicuramente Mobile Suit Gundam.
Per celebrare i 30 anni i giapponesi hanno pensato bene di costruire un Gundam a grandezza naturale. Impossibile?
Quando si parla di passione e di anime, in giappone tutto é possibile. La cittá che vedrá sorgere il Gundam di 18 metri é Shizouka. L’innagurazione del Mecha sará per il 24 di Giuglio, e sará collocato vicino all’uscita della stazione del treno Higashi-Shizouka.Solo per la cronoca, questa non é la prima statua prodotto dalla serie animata, l’anno scorso, i giapponesi hanno costruito una nella cittá di Odaiba, che dopo un pó di tempo di esposizione fu abattutta.
Surreale storia d’amore e morte, Ai no Fuan (Inquietudine d’amore) ci catapulta nel XX secolo, nel periodo più decadente dell’identità umana, dove le convinzioni razionali dell’uomo lasciano il posto ai dubbi esistenziali dell’anima.
Il “male di vivere” tangibile in quest’opera teatrale pubblicata nel 1949, rispecchia uno dei leitmotiv
tipici degli scritti di Yukio Mishima.
“Inquietudine d’amore”, atto unico racchiuso in non più di 34 pagine, parla della vicenda amorosa di due ragazzini: Shigeru, giovane delinquente diciassettenne colpevole di omicidio, e Michiko, figlia di un venditore di frutta ambulante.
Surreale storia d’amore e morte, Ai no Fuan (Inquietudine d’amore) ci catapulta nel XX secolo, nel periodo più decadente dell’identità umana, dove le convinzioni razionali dell’uomo lasciano il posto ai dubbi esistenziali dell’anima.
Il “male di vivere” tangibile in quest’opera teatrale pubblicata nel 1949, rispecchia uno dei leitmotiv
tipici degli scritti di Yukio Mishima.
“Inquietudine d’amore”, atto unico racchiuso in non più di 34 pagine, parla della vicenda amorosa di due ragazzini: Shigeru, giovane delinquente diciassettenne colpevole di omicidio, e Michiko, figlia di un venditore di frutta ambulante.
Il protagonista, a causa dell’omicidio commesso, è ricercato dalla polizia locale e quindi, grazie all’aiuto del fratello maggiore che fa parte di una nave di contrabbandieri, decide di fuggire dal paese natio salpando per il mare. I due giovani innamorati si incontrano in un vecchio magazzino quasi abbandonato e quando oramai le parole romantiche, le frasi senza senso e le lacrime di dolore vengono esaurite da Shingeru e Michiko, proprio allora la passione fusa alla consapevolezza dell’irrimediabilità di un eterno addio, travolge i due ragazzi che, nelle tenebre del magazzino, si apprestano ad unire le loro sensazioni e i loro sentimenti in un unico corpo.
“Tenendolo per il collo, pian piano Michiko lo tira verso di sé inarcando la schiena. Shigeru le si getta addosso nel buoi e quando i loro due corpi stanno per adagiarsi per terra, proprio in quel momento di intensa passione, improvvisamente come per una folata di vento, si spalanca la porta sopra gli scalini di pietra” ed appare dietro di essa un’angosciante figura quasi umana, chi sarà mai?
Tutti siamo, nella maggior parte delle volte e soprattutto in internet, lettori passivi, quindi, ho deciso di non scrivere né la conclusione del racconto né le mie considerazioni personali. Perché? Facile.
Voglio incuriosire i pochi o i molti a leggere autonomamente questo mini capolavoro del teatro novecentesco nipponico e mondiale, ma soprattutto voglio lasciare il diritto sull’ultima parola, sul commento finale, sulla sintesi critica e conclusiva ai lettori.
Spero che a qualcuno sia piaciuto ed in particolar modo abbia compreso appieno “Inquietudine d’amore” di Yukio Mishima.
Link immagine: http://www.pedro.it/webs/millelireonline.it/SchedeMOL/5_inquie/Pagine/cop.jpg
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Questo non é affatto giusto! I giapponese hanno sempre l’esclusiva su tutto il mondo videoludico. Solo per fare un esempio, ricevaranno per primi il Wii Kuro; i Wiimotes, nunchucks e il motion plus azzuro.
Per non parlare del DSI rosso e tutte le edizioni speciali.
Adesso l’invidea mondiale é dovuta al lanciamento di un bundle di Monster Hunter Portable 2nd G per PSP. La distribuzione nipponica prevede due colori differenti: azzurro e rosso, per combinarli con i due mostri “Teostra” e “Lunastra” del gioco. La PSP in questione é il modello 3000, che giá possiede il microfono incluso e uno schermo migliore rispetto al modello precedente. Per sfortuna, é ancora troppo presto per la PSP GO.
La console sará venduta ad un prezzo di 21.000 yen, all’incirca 180 euro.
Non basta ricevere tutte le esclusive solo per se, i giapponese pagano tutto questo ad un prezzo totalmente irrisorio rispetto ai nostri prezzi imposti dal mercato occidentale. Che tristeza.
Vi assicuro che potete passare ore e addirittura giorni a fissare l’immagine soprastante, ma non riuscirete mai a capire a primo acchito che la persona immortalata nella foto in realtà sia un robot.
Distinguere un robot da una persona vivente comincia, col passare del tempo, ad essere sempre un’impresa estenuante. I giapponesi in questo campo sono maestri indiscussi. L’invenzione in questione si chiama Actroid-F è un robot estremamente realistico che può imitare espressioni facciali e movimenti della testa con una precisione impressionamene.
Il robot è stato fabbricato dalle imprese Kokoro e ATR, pensando di utilizzare la macchina per osservare le reazioni dei pazienti negli ospedali. Secondo loro i malati potrebbero sentirsi più sicuri se avessero qualcuno al loro fianco a guardarli.
Non è. infatti, una classica infermiera che cura i malati, ma appena una vera e propria “badante”, se vogliamo chiamarla così, che sta al capezzale del persona da vigilare e la tranquillizza.
Per i curiosi, consiglio vivamente di vedere il videosottostante, assolutamente incredibile.
Se c’era un limite alle invenzioni della Pepsi forse con questo ultimo tentativo lanciato direttamente in Giappone, di sicuro la Pepsi ha superato se stesso.
Tra tutti i vari sapori testati: da quella a limone, quella senza caffeina, a quella senza grassi ecc… questa é sicuramente l’invenzione migliore.
La nuova Pepsi “Mont Blanc”(モンブラン・MONBURAN) a gusto “Castagna” (栗・KURI) … Incredibile.
Visto che i giapponesivanno letteralmente pazzi per questo frutto, tanto da fare dolci, primi piatti e bevande. La Pepsi ha pensato intelligentemente, forse, di lanciare questo mese la bevanda, così da ricavare introiti durante il clima natalizio.
Essendo italiano e non giapponese, non potrò mai capire il piacere di bersi una bella Pepsi gelata al sapor di castagna, quindi non esprimo alcun parere personale e mi ritiro in silenzio stampa
Il titolo originale dell’opera é Suigetsu (水月 ) ovvero sui “水” che significa “acqua” e getsu “月” che significa “luna”, tradotto poi in italiano come “Luna d’acqua”.
La breve storia diKawabata è ambientata durante e dopo la seconda guerra mondiale, ma il contesto storico non è nient’altro che un misero contorno della vicenda, infatti la protagonista assoluta dell’opera sarà la giovane Kyōko.
Come in quasi tutte le opere di Kawabata il simbolismo ha un’importanza peculiare e ciò si può evincere facilmente dal titolo, dove il rimando alla luna nella letteratura giapponese incarna milioni di significati tra i quali: bellezza, sensibilità e tristezza, parole che cammineranno egregiamente al fianco della protagonista della storia.
Suigetsu comincia esprimendo immediatamente la situazione angosciosa che la povera Kyōko sarà costretta a vivere: “Suo marito, malato, era come sempre a letto al piano di sopra, costretto all’immobilità”.
Se questo è l’incipit molti penseranno, come sarà la fine?
La vita di Kyōko è divisa tra l’accudimento del marito malato e la vita nell’orto, che non sarà un mero espediente per allontanarsi dal capezzale del marito ammalato, bensì metodo per combattere la noia del lavoro di cucito e maglia.
Kyōko amava tantissimo suo marito e per aiutarlo ad affrontare la malattia gli diede 2 specchietti con i quali avrebbe potuto guardare il mondo esterno pur rimanendo sempre nella sua stanzetta immobile.
Il mondo riflesso dagli specchi sembrava, sia al marito che a Kyōko col passare del tempo, sempre più vero e bello rispetto a quello reale esterno. I colori del cielo erano più lucenti del normale, il grigio non era grigio e l’azzurro non era azzurro ma più vivi, più veritieri, erano i colori della realtà riflessa nello specchio.
Dopo la morta del primo marito, Kyōko, quasi costretta a risposarsi, cominciò a vivere una nuova vita ancorata ancora a quella passata, pensando sempre alla sua ex relazione.
Un giorno ascoltando una trasmissione alla radio pensò al suo passato e si soffermò davanti allo specchio di casa e sorpresa disse: “il volto è l’unica parte di sé che non si riesce a vedere se non riflessa in uno specchio” e continuando concluse dicendo: “il viso, la cosa che più ci appartiene, è fatto per essere mostrato agli altri. Come l’amore …”.
Le similitudini tra il titolo e le parole della protagonista si sprecano. Il simbolismo romantico della luna riflessa nell’acqua come il viso riflesso nello specchio proiettano la triste bellezza della mistificazione della realtà.
L’opera termina con Kyōko pregante che si dirige verso la sua casetta in montagna dove visse con il primo marito e ritrova la pace smarrita, concludendo il breve racconto con queste frase: “Che ne sarà di questo bambino, se ti assomiglierà?, mormorò Kyōko senza avvicinarsi troppo alla casa, sorpresa lei stessa di quelle parole, ma invasa da una nuova e calda serenità”.
Il Giappone è una delle società che invecchia più rapidamente nel mondo, preoccupati a causa dell’invecchiamento della popolazione, alcuni scienziati giapponesi hanno inventato due prototipi di Robots capaci di aiutare gli anziani durante la vecchiaia.
Uno di questi robot si chiama Chapit, un piccolo robot sensibile ai suoni, che è in grado di rispondere a domande semplici e raccontare storie divertenti. Questo modello è stato creato per combattere la solitudine. Senza avere una fascia d’età specifica di applicazione, questo robot è diventato in poco tempo un ottimo compagno per i molti anziani nipponici che vivono da soli nelle grandi città.
I ricercatori universitari dell’Università giapponese di Saitama hanno migliorato una sedia a rotelle elettronica trasformandola in un piccolo robot che aiuta moltissimo le persone che necessitano di questo strumento per muoversi. La sedia che loro crearono é capace automaticamente di seguire una persona, eliminando la necessità di aver qualcuno dietro che debba spingerla/indirizzarla. Grazie a questa invenzione colui che accompagna la persona sulla sedia a rotelle può camminare normalmente al suo lato, perché la sedia farà tutto il resto da sola.
Tutto questo avviene grazie ad una camera a sensori di vicinanza. Questo sistema permette di calcolare anche gli ostacoli da evitare e il percorso migliore da utilizzare per seguire la persona selezionata. Altra caratteristica sorprendente e che due sedie possono seguire la stessa persona senza creare un conflitto interno al sistema.
Il video sottostante mostra la sedia in funzione.
Se questa invenzione non rimarrà tale, ovvero solo un’invenzione di alcuni studenti universitari ma entrerà in commercio, l’idea potrà aiutare moltissime persone.
Secondo voi qual è la parola nipponica più bella e più dolce al mondo?
Wenceslau de Moraes durante i suoi 40 anni in Giappone ha scritto questa bellissima missiva indirizzata ai suoi connazionali portoghesi scrivendo quale secondo il suo modesto parere fosse la parola giapponese più delicatamente perfetta per gli stranieri che vivono in quello splendido paese.